Comunicare con i piccolissimi? Con i “segni” diventa più semplice!

I segni dei piccoli

 

Comprendere e farsi comprendere da un bambino piccolo – lo sanno bene genitori, nonni ed educatori – spesso non è affatto un’impresa semplice!

Oltre al pianto, al sorriso e a qualche gesto spontaneo o appreso, il neonato, fino alla comparsa delle prime parole, non ha a disposizione altri mezzi efficaci per esprimersi e ciò, in alcuni momenti, può rivelarsi davvero frustrante per l’intera famiglia.

Un valido strumento di supporto alla comunicazione con i piccolissimi in realtà esiste ed arriva dall’America, dove è in uso da circa 30 anni e da cui si è poi diffuso in diversi Paesi del mondo, tra l’entusiasmo non soltanto di genitori e nonni ma anche degli educatori di nido: si tratta dei “segni dei neonati e bambini piccoli (udenti)”, parziale semplificazione della lingua dei segni americana – quella di cui si avvalgono comunemente le persone sorde – della quale alcuni gesti vengono ripresi ed altri riadattati alle limitate capacità motorie dei piccoli.

I “segni” nascono, nella mente del loro ideatore, il prof. Joseph Garcia, con l’obiettivo di aiutare i più piccoli ad esprimere i loro pensieri in un modo in cui possano farlo senza difficoltà, cioè utilizzando le loro manine. Attraverso i gesti i bambini possono comunicare agli adulti le loro necessità primarie –fame, sete, sonno, caldo, freddo, paura – e le loro considerazioni (che spesso si rivelano molto più complesse e interessanti di quanto noi adulti possiamo immaginare!) già intorno ai 7-9 mesi – in alcuni casi addirittura prima – e quindi con un forte anticipo rispetto alla comparsa delle prime parole.

Gli esperti consigliano di utilizzare i “segni” fin dalla nascita, in modo che i piccoli si abituino ad osservarli e ad associarli velocemente alla parola o al concetto corrispondente, ma il loro supporto può risultare di grande utilità anche per i bambini più grandicelli che ancora hanno difficoltà nella comunicazione verbale.

I “segni” offrono numerosi benefici, sia a livello linguistico, sia a livello cognitivo: rendono più forte il legame emotivo tra genitori e bambino, permettono ai piccoli di condividere le loro esperienze e i loro interessi e migliorano la coordinazione tra l’occhio e la mano e le abilità motorie fini, competenze fondamentali anche per gli apprendimenti della scuola dell’infanzia e primaria.

La comunicazione attraverso i gesti aiuta notevolmente l’acquisizione del linguaggio, grazie al fatto che durante questo tipo di interazione vengono offerti al bambino contemporaneamente ben tre input: uno visivo (il movimento delle labbra dell’adulto), uno verbale (la pronuncia della parola) e uno gestuale (il segno). Molti “bambini segnanti” parlano infatti molto prima rispetto ai piccoli che non usano i segni e sviluppano precocemente un vocabolario più ricco.

Infine, i “segni” sono utilissimi per un primo approccio verso l’interesse per lingue e culture differenti: attraverso il loro aiuto e con opportune strategie risulta estremamente semplice introdurre i bambini ad una o più lingue straniere!

In Italia la cultura dei “segni” non è ancora molto conosciuta, ma l’entusiasmo delle prime “famiglie segnanti” sta facendo sì che questo strumento di comunicazione si stia diffondendo rapidamente: genitori, nonni ed educatori che utilizzano i gesti riportano, infatti, che i bambini amano apprenderli e che la qualità della comunicazione con i piccoli segnanti migliora in modo netto, diventando più semplice e più efficace!

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