Il mio bimbo di 2 anni ancora non parla: cosa posso fare?

Bimbi parlatoritardivi- cosa fare-

 

Una domanda davvero ricorrente tra i genitori alle prese con i già faticosi terrible two. C’è chi si preoccupa, chi aspetta che il proprio bimbo diventi più grande, chi cerca suggerimenti dagli amici che ci sono già passati..

Cosa sarebbe meglio fare? Come alleviare la frustrazione del piccolo – e di tutta la famiglia! – in attesa che la situazione si sblocchi? E, soprattutto, un bambino di 2 anni “quanto” dovrebbe parlare?

Gli studiosi considerano late talkers, ovvero parlatori tardivi, i bambini che a 2 anni producono meno di 50 parole – vanno considerate parole anche quelle non del tutto corrette, come “pochetta” per “forchetta”, le sillabe a cui il bambino dà un significato preciso, come “na-na” per “banana”, e tutti i rumori, i suoni ed i versi degli animali – e/o a 2 anni e mezzo non sono in grado di produrre una combinazione di 2 parole, come “mamma, acqua!per mamma, vorrei dell’acqua.

Bisogna preoccuparsi se il nostro bimbo, a conti fatti, risulta essere un late talker?

Sulla base delle ricerche condotte sui parlatori tardivi che non hanno problemi di udito o altri ritardi di sviluppo e che, pur non parlando, comprendono bene ciò che viene loro detto dagli adulti, si può affermare che una larga parte di essi normalizzerà il suo sviluppo linguistico entro i 3 anni di vita, mentre alcuni lo faranno più tardi, generalmente entro i 4 anni; soltanto una piccola percentuale di questi bambini potrebbe sviluppare disturbi linguistici o di altro tipo.

Per questi motivi, più che “preoccuparsi” sarebbe utile “occuparsi” di come aiutare e favorire il bambino nel suo percorso di sviluppo, soprattutto se ci rendiamo conto – un pò perchè lo abbiamo sempre ritenuto “troppo piccolo”, un pò perchè magari non ci abbiamo fatto caso più di tanto – di avere magari trascurato l’aspetto relativo all’apprendimento del linguaggio.

Cosa fare allora?

Per iniziare, una buona idea è quella di tenere un diario o un’agenda, su cui annotare la situazione attuale ed i progressi linguistici del nostro piccolo, segnalando la data e il contesto in cui è emersa la nuova parola e se nei giorni successivi essa entra a far parte del suo vocabolario in maniera stabile (Trovate qui interessanti informazioni a riguardo e un ottimo strumento di supporto ideato dalla logopedista e blogger Eleonora La Monaca Mamma Logopedista!)

E’ molto importare anche consultare il nostro pediatra e tenerlo costantemente aggiornato sugli sviluppi; sulla base di ciò che gli riportiamo – il nostro diario dei progressi linguistici può essere perciò d’aiuto anche a lui! – potrebbe suggerirci una visita dal logopedista, che già prima dei due anni del bambino, attraverso specifiche prove, è in grado di valutare se la situazione sia nella norma oppure no.

Una volta fatti questi due importanti passi, nella quotidianità casalinga quali comportamenti possiamo adottare per aiutare il nostro bambino a comunicare e a sviluppare il linguaggio?

Ecco alcuni consigli semplici ed efficaci!

  • Pronunciamo le parole con un tono più alto e più lentamente

Ogni volta che ne abbiamo la possibilità, guardiamo bene in viso il nostro bambino mentre parliamo con lui; cerchiamo di pronunciare le parole con un tono appena più alto del solito e più lentamente, in modo che possa osservare bene i movimenti della nostra bocca.

  • No ai vocaboli storpiati e/o semplificati!

Non è necessario che usiamo un linguaggio troppo semplice, nè tantomeno è opportuno modificare le parole (“Guarda, c’è un babau!”). Ricordiamoci che le espressioni che ci sente dire sono quelle che formeranno il suo primo vocabolario; tanto più esso sarà ricco e variegato, tanto più si sentirà a suo agio nel comunicare con gli altri e sarà stimolato ad imparare vocaboli nuovi.

  • Occhio al “turno di conversazione”

Non inondiamo il nostro bambino di parole! Anche se ancora non parla, dobbiamo lasciargli il tempo di interagire con noi; ogni volta che gli poniamo una domanda, gli facciamo notare qualcosa o gli esponiamo un nostro pensiero, lasciamo che abbia la possibilità di “dirci la sua”, con gesti, espressioni, segni o mezze parole. Avere momenti attivi nella conversazione è un forte stimolo a cercare di comunicare in modo più efficace!

  • Non forziamolo in modo diretto a parlare

Se c’è un modo sicuro che far sì che il nostro bimbo non parli, quello è forzarlo a farlo, soprattutto in presenza di altre persone!

I piccoli non sono pappagalli nè trofei da esibire; indubbiamente è gratificante per un genitore il momento in cui il piccolo apprende una nuova parola, ma pretendere che la ripeta a nonni, zii e amici in trepidante attesa potrebbe caricarlo di ansia e, soprattutto nei bimbi più timidi, ottenere l’effetto opposto. Stimolare a parlare sì, ma sempre in modo indiretto!

Non avere gli strumenti per farsi comprendere dagli adulti per un bambino può essere fonte di frustrazione e stress, che spesso diventa la causa scatenante di violenti attacchi d’ira. Offrirgli un supporto adatto in questo delicato momento può davvero fare la differenza ed i Segni dei Piccoli sono forse lo strumento di maggiore utilità, perchè consentono ai bambini che ancora non sanno parlare di esprimersi in modo chiaro ed efficace attraverso l’uso di semplici segni eseguiti con le mani. A 2 anni i piccoli sono generalmente in grado di produrre senza alcuna difficoltà tutti i segni (semplificati e non!) e, una volta compresa l’associazione con la corrispondente parola, li utilizzano con entusiasmo; oltre a ridurre notevolmente il gap comunicativo, l’uso dei segni facilita e accelera lo sviluppo del linguaggio orale, perciò possiamo aspettarci che la loro introduzione nella nostra routine – naturalmente purchè essi vengano sfruttati nel modo corretto! – aiuti i bambini nel passaggio verso la lingua parlata.

  • Cantiamo, cantiamo, cantiamo!

Serviamoci dell’interesse dei più piccoli verso le filastrocche e le canzoncine per stimolare la produzione di suoni, segni e parole! Impariamo i segni delle parole contenute in quelle che amano di più, in modo che possano recitarle o ballarle con noi; guardiamoli sempre bene in viso mentre svolgiamo queste attività, ripetiamole tutte le volte che il bambino lo desidera e impariamo a fare delle “pause strategiche” durante il testo prima delle parole che il bambino conosce o è in grado di segnare.

Tra i tanti benefici della lettura, l’arricchimento del vocabolario e l’occasione per conoscere e parlare di diversi argomenti sono sicuramente quelli più immediati. Scegliete con cura i libri da presentare al vostro bambino, non soltanto in base alla fascia di età e agli interessi, ma anche alle competenze che ha già raggiunto come lettore. Un bimbo di 2 anni abituato alla lettura già alla nascita sarà in grado di seguire storie complesse, un neo-lettore avrà invece bisogno di materiale molto più semplice e di un pò di rodaggio prima di interessarsi a libri lunghi e densi di contenuti!

  • Giochiamo insieme con lettere e suoni

Molti bambini sono attratti dalle immagini delle lettere e dai suoni corrispondenti già da piccolissimi: sfruttiamo allora la loro innata sete di conoscenza e la loro propensione ad imitarci per mostrare loro come articolare i suoni! Lo possiamo fare semplicemente come gioco sonoro oppure con il supporto visivo delle immagini delle lettere; meglio presentarne soltanto una o pochissime alla volta e per un tempo ridotto, smettendo appena vediamo i primi segni di distrazione da parte del nostro bimbo.

E voi avete sperimentato altre strategie per aiutare il vostro bimbo a parlare? Raccontate 🙂 !

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